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Decreto dignità: luci e ombre


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L’approvazione definitiva del decreto dignità non rappresenta un sostanziale passo in avanti.

Valutiamo positivamente la riduzione della durata massima dei contratti a tempo deter-minato da 36 a 24 mesi. Riteniamo importante l’introduzione della causale per contratti oltre i 12 mesi, ma siamo critici sulle causali definite per legge. Riteniamo sarebbe più opportuno affidare la regolazione delle causali alle parti sociali nei contratti collettivi. Le causali di legge potrebbero infatti determinare un aumento del numero delle controversie dando molto lavoro agli avvocati e meno a chi ne avrebbe bisogno. Questa criticità va superata.

Giudichiamo positivo l’aggravio di costo per i rinnovi dei contratti a termine. La flessibilità deve costare di più perché riduce i costi di licenziamento.

In questo senso l’aumento delle indennità in caso di licenziamento illegittimo va bene.

Non va bene invece, la scelta di reintrodurre i voucher, poiché in settori come il turismo e l’agricoltura esistono già ampie flessibilità. La nuova disciplina relativa ai voucher non prevedendo la tracciabilità rischia di aprire spazi per non pagare tutte le ore lavorate e quindi di aumentare il lavoro nero.

Per arginare la precarietà bisogna puntare sulle politiche attive del lavoro e contrastare forme di precarietà e sottotutela come l’abuso dei tirocini o le finte cooperative.

Andrebbe infine rafforzata la contrattazione collettiva attraverso regole chiare sulla rappresentatività delle parti datoriali e sindacali al fine di contrastare i cosiddetti contratti pirata che riducono le tutele del lavoro soprattutto nei servizi.

 

08.08.2018

 

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