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Importante sentenza di 2° grado: illeggittima la revoca dello stato di disoccupazione


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Segue l'info redatto per la conferenza stampa nel corso della quale è stata illustrata la sentenza:

 

Anche la corte d’appello ci ha dato ragione: la revoca da parte della Provincia dello stato di disoccupazione era illegittima

Dopo la sentenza di primo grado dello scorso anno la Provincia è stata condannata anche in seconda istanza al pagamento delle spese processuali

 

Le motivazioni della sentenza

Il 6 luglio 2017 il Giudice del Lavoro ha emesso una prima sentenza ritenendo illegittima una cancellazione dello stato di disoccupazione disposta dall’Ispettorato del Lavoro. Il 13 ottobre 2018 la Corte d’Appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, ha confermato la sentenza di primo grado.

Abbiamo sempre contestato il patto di servizio stipulato tra il disoccupato e la Provincia in applicazione del D.P.P. 42/2012 in quanto restrittivo rispetto alla legge statale nel disciplinare l’erogazione di una prestazione pagata dall’INPS.

Nel patto il lavoratore deve indicare l’indirizzo di reperibilità per essere convocato ai colloqui di orientamento al lavoro. In base al principio introdotto dal regolamento comunitario 883/2004, l’indirizzo non deve necessariamente coincidere con la residenza. In questo ambito fa fede il luogo nel quale il cittadino […]”Ha il centro abituale dei propri interessi” […]. 

La lavoratrice ricorrente lavorava stabilmente in Alto Adige dal 2005 anche se con contratti stagionali, come tanti altri addetti al turismo locale, e trascorreva nella nostra provincia la maggior parte dell’anno. I fatti contestati si riferivano agli anni 2013 e 2014 ma l’ispezione che ha portato alla revoca dello stato di disoccupazione è avvenuta tra gennaio e febbraio 2016 quando la ricorrente era sul posto di lavoro. L’indagine, come scritto nella sentenza, è avvenuta in modo superficiale sulla base di brevi domande poste dall’ispettore alla lavoratrice. Nel verbale è stato constatato che, durante l’assenza per disoccupazione, la camera dove la lavoratrice alloggiava era stata svuotata. Com’è stato possibile affermare ciò se l’ispezione è avvenuta durante la stagione?

I lavoratori stagionali del turismo sono di fatto dei lavoratori a tempo indeterminato perché, nonostante l’interruzione del rapporto di lavoro tra una stagione e l’altra, hanno il diritto di prelazione rispetto al successivo impiego.

La Corte d’Appello ha confermato infatti che, nel caso di fattispecie, non vi era stata alcuna convocazione da parte degli uffici provinciali preposti e che pertanto la presunta indisponibilità all’attiva ricerca di una nuova occupazione non aveva alcun fondamento materiale.

Se l’indicazione del domicilio era così importante per quale ragione la signora non è stata contattata per i colloqui periodici previsti dalla legge statale?

 

Le conseguenze della sentenza

La Provincia è stata condannata ad annullare l’ordinanza di revoca dello stato di disoccupazione e al pagamento integrale delle spese processuali. Questo sia in primo che secondo grado di giudizio. Ci chiediamo quindi se questo sia un buon uso del denaro pubblico.

 

Le conseguenze statistiche della mancata applicazione generalizzata della sentenza

I dati in merito al numero dei disoccupati possono essere alterati.

 

Le conseguenze politiche che adesso attendiamo

Auspichiamo che finalmente si prenda atto della necessità di modificare il DPP 42/2012. Abbiamo oltre 200 altri casi e non vorremmo continuare a commentare sentenze il cui costo grava sul cittadino contribuente.  Sarà il primo tema che affronteremo con la nuova Giunta Provinciale e con il futuro assessore al lavoro.

07.11.2018

 

Credits foto: 
foto simbolica © viperagp - Fotolia
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