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Disoccupazione e ricollocazione professionale

Evitare la disoccupazione promuovendo i percorsi di ricollocazione professionale dei lavoratori interessati
 

Quando un lavoratore o una lavoratrice perde l’occupazione si trova in uno stato psicologico di estrema fragilità che può determinare la caduta dell’autostima e in taluni casi può anche portare alla depressione. In questi casi si arriva ad accettare qualsiasi offerta, anche in presenza di disagi, pur di tornare a lavorare. In questo senso le parole pronunciate ieri dal Presidente della Provincia hanno del sorprendente.
Il 23 gennaio 2009 nel corso degli incontri anticrisi gli riferimmo che le ricadute sul mercato del lavoro delle crisi economiche si manifestano con ritardo e che pertanto erano necessarie azioni concrete di prevenzione della disoccupazione. Sapevamo che i settori più a rischio erano quello edile e quello manifatturiero. In questi ambiti operano in parte persone con bassa professionalità e che faticano a ricollocarsi quando rimangono disoccupate, soprattutto in tempi di crisi.
I dati, seppur contrastanti in base alla fonte, dimostrano che avevamo ragione ma, allo stesso tempo, sono trascorsi 17 mesi che potevano essere investiti per implementare quelle politiche attive del lavoro che in buona parte sono rimaste un libro dei sogni. Quel giorno di gennaio 2009 proponemmo di integrare con risorse della Regione i redditi dei lavoratori sospesi e licenziati che si rendessero disponibili a percorsi di riqualificazione mirati alla ricollocazione.
La Regione è effettivamente intervenuta con una minima integrazione al reddito ma lo ha fatto attraverso un sistema che ha escluso la maggioranza dei potenziali fruitori. Se fossimo stati ascoltati forse oggi il numero dei disoccupati sarebbe diverso e molte delle persone che sono state espulse dal mercato del lavoro vi sarebbero rientrate perché le imprese che assumono personale specializzato ci sono ancora.                             

 

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