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La tassa di
soggiorno sì,
ma per ridurre l' addizionale regionale IRPEF
La tassa di soggiorno viene
applicata in tutta Europa. Al momento l’Italia è generalmente un
eccezione, anche se in alcune città italiane, come ad esempio
Roma o Venezia, viene chiesto un tributo ai pullman che
parcheggiano nel territorio comunale. Il noto disegno di legge
in materia di federalismo municipale prevede che sia introdotta
la tassa di soggiorno per i comuni capoluogo delegando alle
province la decisione se applicarla per gli altri. L’obiettivo
del Governo nazionale è quello di permettere agli enti locali di
continuare a finanziare la promozione turistica messa a rischio
dai tagli introdotti con l’ultima legge di stabilità.
L’art. 72 del nostro Statuto di Autonomia prevede questa
possibilità fin dalla sua entrata in vigore ma, fino ad oggi, le
attività di promozione del territorio è stata pagata attingendo
al bilancio provinciale e quindi è stata finanziata dai
cittadini residenti e non dai turisti come nel resto d’Europa.
Lo scorso anno la SGBCISL propose di compensare le minori
entrate derivanti dall’abolizione dell’addizionale IRPEF proprio
attraverso l’introduzione di questo tributo. Ribadiamo questa
proposta ricordando che, introducendo una tassa pari ad 1 euro a
pernottamento, si potrebbero esentare da pagamento
dell’addizionale IRPEF tutti i redditi fino a 26.000 euro. Se si
introducesse un sistema d’imposta progressivo in rapporto alla
classe dell’albergo si potrebbero ottenere risultati anche
migliori.
Il
disegno di legge in materia di federalismo municipale prevede da
un minimo di 50 cent ad un massimo 5 euro al giorno per
pernottamento.
16.02.2011 |