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La sfida della crisi climatica


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Le conseguenze dei cambiamenti climatici sul lavoro nell’arco alpino al centro di un convegno organizzato dal Comitato Sindacale Interregionale.

I cambiamenti climatici non conoscono confini, e non si fermano davanti all’arco alpino. Il Comitato Sindacale Interregionale Alpi Centrali (CSI) ha ripreso questo importante tema approfondendo sfide e problematiche relative a questo fenomeno nel corso di un convegno che si è svolto il 24 ottobre a St. Moritz nel cantone svizzero dei Grigioni.

Ecologia, sociale e condizioni di lavoro sono valori inscindibili, ha detto nel suo intervento Silva Semadeni, Consigliera Nazionale nel Parlamento svizzero a Berna. Ha sottolineato che la problematica legata al cambiamento climatico è improrogabile, e che le conseguenze colpiscono soprattutto le fasce più deboli. Servono pertanto misure contro il cambiamento climatico che tengano in debita considerazione queste persone. Un piano climatico ecosociale può creare nuovi posti di lavoro, così Semadeni.

Il surriscaldamento globale interessa il periodo estivo, ma finora non l’inverno, questa in sintesi l’affermazione di Günther Aigner, ricercatore nel settore turistico/sciistico, che ha analizzato i dati di quattro comprensori sciistici tra Svizzera, Austria e Germania. I dati dimostrano, così Aigner, che negli ultimi cento anni le temperature invernali in montagna non sono salite significativamente. Non si è registrata neanche una significativa riduzione dell’altezza neve. Questi dati per Aigner non avvalorano la fine prossima dello sci nell’arco alpino, annunciata invece da molti, per un fattore turistico e settore economico molto importante. Ben diversa invece la situazione in estate: emerge infatti che la temperatura media in montagna è salita di ben 3 gradi in soli 30 anni.

Nel suo intervento il Sindcalista bellunese Rudy Roffarè è tornato sulle conseguenze della devastante tempesta “Vaia” dell’ottobre 2018, che aveva provocato tre morti e oltre 2 miliardi di danni tra Veneto le Trentino-Alto Adige. Gli aspetti da affrontare, per Roffarè, sono la tutela e la pianificazione del territorio, la lotta al cambiamento climatico, lo spopolamento della montagna nonché le opportunità per l’occupazione e sviluppo dell’economica, come l’economia circolare.

Mario Broll, il direttore del Dipartimento forestale della Provincia Autonoma di Bolzano, ha presentato i compiti e il lavoro svolto dagli addetti al servizio forestale. La metà del territorio provinciale è coperto da boschi, che pertanto assume una importanza rilevante per il territorio.

Le politiche sociali possono essere anche ecologiche ed essere vantaggiose anche dal punto di vista economico. Il Sindacato è chiamato a impegnarsi quotidianamente in questa direzione, questa la conclusione del Presidente del CSI Alpi Centrali Arno Russi.

25.10.2019

 

 

Credits foto: 
SGBCISL
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