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Referendum: cosa bisogna sapere


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Il referendum costituzionale

  • Per essere valido non c’è bisogno di raggiungere il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto.
  • La riforma è sottoposta al vaglio nella sua interezza, o la si approva tutta o la si respinge tutta. Se vinceranno i SI le riforme costituzionali entreranno in vigore, se vinceranno i NO resterà tutto come ora.

I cambiamenti più importanti

  • Fine del “bicameralismo perfetto”, cioè la parità di ruolo e competenze tra le due camere
  • un Senato con meno poteri legislativi e meno componenti
  • “Nuovo Federalismo”: abolizione delle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni, alcune competenze strategiche riportate in capo allo Stato.
  • Altre modifiche riguardano l’elezione del presidente della Repubblica e l’istituto del referendum

Migliorare la qualità dell'iter legislativo

L’obiettivo della maggioranza politica è superare la lentezza legislativa, snellendo i tempi per l’approvazione delle leggi. Sulla maggior parte delle leggi sarà soltanto la Camera a decidere. Oggi le due camere devono approvare leggi che abbiano esattamente lo stesso testo (“bicameralismo perfetto”).

Riforma del senato

  • il Senato avrà meno poteri legislativi. Potrà formulare proposte di modifica sulle proposte di legge della Camera dei deputati, che però avrà facoltà di ignorare la richiesta. Il senato diventa un organo rappresentativo delle autonomie regionali. Il nuovo Senato non darà la fiducia al governo. Le competenze sono legate alle regioni. Il Senato avrà sempre più le caratteristiche di un organo di rappresentanza degli Enti territoriali e di raccordo tra lo Stato e gli enti.).
  • Bicamerali rimangono le leggi di rango costituzionale, tutela delle minoranze linguistiche, referendum popolari, normativa di Comuni e città metropolitane ed europea.
  • La nuova Costituzione riduce notevolmente il numero dei parlamentari. Il nuovo senato avrà 100 membri, di cui 95 rappresentativi delle istituzioni territoriali (74 saranno consiglieri regionali, 21 saranno sindaci) e 5 saranno nominati dal presidente della Repubblica. Rimane inalterato il numero dei deputati (630).

Titolo V: redistribuzione competenze statali e regionali

La riforma prevede una forte riduzione delle competenze delle regioni e, in teoria, una maggiore chiarezza sui ruoli di stato e autonomie locali. circa venti materie ritornano in capo allo Stato, come ad esempio politica estera, immigrazione, difesa, ordine pubblico, infrastrutture,  l'ambiente, istruzione, la gestione di porti e aeroporti, l'energia, le politiche occupazionali e i trasporti).

È previsto che lo stato possa occuparsi di materie di esclusiva competenze regionale quando è in gioco l’interesse nazionale.

Viene incentivato il cosiddetto “federalismo differenziato”, che distingue tra Regioni virtuose e non. Solo alle prime lo Stato potrà decidere di “devolvere” ulteriori poteri, comprese la tutela della salute, le politiche sociali e il commercio con l’estero.

 Altre novitá

  • Abolizione definitiva delle province (che spariranno dal testo della Costituzione),
  • abolizione del CNEL,
  • nuove modalitá dell'elezione del Presidente della repubblica e dei cinque giudici costitzionali della Consulta di nomina parlamentare,
  • possibilità di sottoporre le leggi elettorali a giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale,
  • nuova normative per le leggi di iniziativa popolare e introduzione dei referendum popolari propositivi e di indirizzo.

Provincia Autonoma di Bolzano e riforma costituzionale

Introduzione di una clausola di salvaguardia, che prevede la possibilità di modificare lo Statuto di autonomia solo d'intesa con la Provincia, contenuta nella riforma, è una garanzia per l´ autonomia che viene tutelata e ancor più valorizzata, prevedendo la possibilità di ulteriori forme di autonomia. La sfida politica per le Province autonome di Trento e Bolzano è l’approvazione del terzo Statuto d’autonomia, all’interno del quale dovranno trovare spazio tra l’altro le modifiche introdotte con l’Accordo di Milano, il progetto di cooperazione transfrontaliera avviata con l’Euregio Tirol-Südtirol-Trentino, e una nuova impostazione complessiva delle due autonomie.

La posizione della CISL

La CISL non dà indicazioni formali di voto. Ritiene prioritario informare i cittadini sui contenuti e l´importanza politi-co-sociale della riforma, dando così un contributo per un confronto serio e differenziato sul merito dei singoli aspetti. Istituzioni efficienti sono la condizione necessaria per creare crescita e sviluppo.  La CISL è preoccupata dal fatto che il dibattito stia scadendo in una strumentalizzazione politica.

 

Le ragioni del SÌ - gli argomenti di chi sostiene la riforma

  • Stabilità e governabilità: il superamento del bicameralismo paritario comporta più stabilità e governabilità del sistema politico. Si colma il fossato tra istituzioni e cittadini. La riforma contiene misure volte a modernizzare le istituzioni, migliora l’efficienza della macchina pubblica e l’efficacia dei processi decisionali. Non “più leggi”, ma risposte più tempestive da un Parlamento più credibile.
  • Il nuovo Senato con al centro le istituzioni locali. Razionalizzazione dei poteri regionali e riconduzione a dinamiche di governo complessivo del paese (“regionalismo collaborativo”). Si riduce il contenzioso tra Stato e Regioni. Viene introdotto il concetto di “federalismo differenziato”.
  • Riduzione dei costi della politica: con la riforma si aboliranno definitivamente le province ed il CNEL, i senatori saranno ridotti di numero (passeranno da 320 a 100) e non percepiranno uno stipendio. La riduzione di costi e “poltrone” restituirà credibilità alle istituzioni
  • Aumentano gli strumenti per l’esercizio della democrazia diretta. La riforma introduce il referendum propositivo e modifica il meccanismo del quorum di validità per quello abrogativo che diventa “mobile” (in considerazione dell’astensionismo)
  • La riforma prevede la possibilità di modificare lo Statuto di autonomia solo d'intesa con la Provincia; è una garanzia per l´autonomia che viene tutelata e ancor più valorizzata

Le ragioni del “NO” - Gli argomenti dei contrari alla riforma

  • La riforma non migliora la qualità dell'iter legislativo, ma scippa la sovranità dalle mani del popolo, sottrae i poteri ai cittadini e mortifica il Parlamento
  • Non vi sarebbe affatto il superamento del bicameralismo, ma, anzi, oltre alla confusione, si registrerebbero conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato
  • Centralizzazione poteri e partecipazione dei cittadini indebolita: il potere centrale verrebbe rafforzato a danno delle autonomie, private di mezzi finanziari. La partecipazione diretta da parte dei cittadini soffrirebbe particolarmente a causa della riforma: i disegni di legge di iniziativa popolare potranno essere presentati con un minimo di 150mila firme, rispetto alle 50mila richieste attualmente
  • Costi della politica: non vi sarebbero grossi risparmi, solo un quinto dei costi attuali
  • il centralismo statale mortifica le Autonomie; la „clausola di salvaguardia“ non è sufficiente; si teme una delimitazione dell´autonomia per il futuro.
  • Si tratterebbe di una riforma illegittima perché, è stata prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale, quella del Porcellum, dichiarata incostituzionale
  • Critica al Referendum stesso: Tutte le riforme sono contenute in un’unica legge, quindi gli elettori saranno chiamati ad approvare o respingere in blocco l’intero pacchetto di riforme; meglio sarebbe la possibilità di votare separatamente sui singoli grandi temi in esso affrontati
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