: Conciliazione, apertura scuole dell’infanzia

Servono risposte articolate e di lungo periodo

Il dibattito sulla possibile estensione dell’apertura delle scuole dell’infanzia nei mesi estivi va affrontato alla luce di una molteplicità di aspetti e di bisogni.

Servono risposte articolate e di lungo periodo
foto simbolica. Pixabay

Va indubbiamente data risposta alle reali e sempre più diffuse esigenze dei genitori di fruire di servizi per l'infanzia che permettano una effettiva conciliazione di famiglia e lavoro. A queste esigenze va però data una risposta articolata e di lungo periodo. Il semplice allungamento del calendario scolastico – così come da più parti prospettato - non è infatti una soluzione, ma rappresenta semmai una “scorciatoia” che non tiene conto di molti fattori.

Se il problema prevalente è offrire un servizio di accoglienza estivo, questo può essere organizzato – come già oggi avviene in diverse realtà scolastiche - proponendo attività educative di tipo ludico/ricreativo, attraverso l’impiego di personale con la specifica formazione e competenze, come gli educatori e gli animatori delle associazioni, degli enti del territorio o del terzo settore. Attori che fino a oggi hanno svolto questo tipo di servizio nei periodi di sospensione delle attività didattiche garantendo qualità e professionalità. Sottrarre loro una consistente fetta di mercato, significherebbe in molti casi la chiusura delle associazioni e il licenziamento del personale. Sarebbe dunque opportuno un investimento da parte della provincia per integrare questo tipo di servizio nelle strutture scolastiche nei periodi di sospensione delle attività didattiche e renderlo ovviamente gratuito.

Qualche riflessione anche sul ruolo delle scuole dell’infanzia. Innanzitutto, la scuola dell'infanzia è scuola, è un segmento del sistema di istruzione e formazione italiano e come tale il suo progetto pedagogico è strutturato e organizzato sui bisogni di apprendimento, di crescita e di sviluppo dei bambini. I diritti dei bambini vanno tenuti in considerazione con assoluta priorità: a ciò si orientano le indicazioni provinciali che prevedono, nel corso dell’anno scolastico, un equilibrio tra crescita emotiva, sviluppo delle competenze e momenti di gioco e di intrattenimento. In questo contesto il calendario scolastico non può essere una variabile indipendente, ma deve essere organizzato entro quella cornice.

In secondo luogo, al personale pedagogico dell’infanzia vanno garantiti adeguati tempi di recupero e di rigenerazione psico-fisica.

Inoltre, la scuola per l’infanzia già soffre di mancanza di personale, entro il 2030 andrà in pensione più di 1/3 del personale attualmente in servizio (ed è già rilevabile un fenomeno di “abbandono” della professione docente e non solo nel segmento dell’infanzia). Dove dovrebbe essere trovato il personale specializzato? Peggiorando le condizioni di lavoro (e non è solo questione di ore di servizio, come in qualche caso si vorrebbe far credere), non si renderanno certo più attrattivi quei posti di lavoro. Occorrono riconoscimento sociale e retribuzioni commisurate al percorso formativo ed alla responsabilità sociale del personale.

Dai nostri decisori politici ci aspettiamo un ragionamento e delle valutazioni più articolati ed approfonditi. Assieme ad un po’di lungimiranza e ad una visione che vada oltre le elezioni provinciali del 2023.

La Segreteria provinciale

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